Crisi Ucraina: conseguenze sull’economia italiana. Ripercussioni della crisi in atto e possibili scenari su medio e lungo termine

da | 8 Lug 2023 | Economia, Idee per Tesi di Laurea

Sembra molto simile al celebre gioco di strategia “Risiko”, ma è la drammatica realtà: l’attuale situazione bellica, politica e geopolitica derivata dalla guerra in Ucraina, voluta e calcolata dalla NATO, che astutamente ha teso una vera e propria trappola in cui il presidente russo è caduto, sapendo di farlo, ha indubbiamente ripercussioni su diversi piani per l’Europa e per l’Italia in particolare.

Un disegno preordinato, secondo quella filosofia già espressa cinque secoli prima di Cristo dal filosofo cinese Sun-Tzu, il quale in “L’arte della guerra”, afferma che una guerra si vince o si perde prima di combattere, e soprattutto si fa se conviene.

A tale proposito, le verità non dette ovviamente sono molto più numerose di quelle evidenti, prova ne sia il fatto che, a causa delle sanzioni imposte a Mosca, l’Italia non può acquistare gas dalla Russia; quindi, si è ripiegato su uno dei Paesi maggiormente produttori, che è l’Algeria. Ciò che però non viene pubblicamente rivelato, è che l’azienda di Stato algerina, Sonatrach, per il 48% appartiene a Gazprom, compagnia della Federazione Russa, e quindi la metà del gas algerino è comunque acquistato dalla Russia, che con il ricavato ovviamente continua a finanziare la propria guerra all’Ucraina. Ergo, l’Italia e altri Paesi europei, contribuiscono, oltre che con l’invio di armamenti, alla continuazione della guerra in Ucraina, e questo, come molti altri aspetti, è solo la punta di un immenso iceberg.

Le conseguenze della situazione in Ucraina anzitutto dipenderanno dalla durata del conflitto, ciò non toglie che il prezzo di gas, petrolio e altre materie prime come il grano, avranno inevitabili ripercussioni sulla variazione del Pil, di certo per il prossimo biennio. E a proposito del grano, per cui l’Ucraina è fra i primi produttori mondiali, vi sono altre verità recentemente venute alla luce, come la questione, prontamente insabbiata, di uno dei primi produttori di pasta che sulle proprie confezioni ha fatto imprimere con notevole richiamo, il fatto che la produzione è fatta al 100% con grano italiano, salvo poi diminuire la produzione stessa perché le forniture di materia prima sono bloccate in Ucraina a causa del conflitto. Un’autentica truffa alimentare che comunque pare non abbia avuto alcuna conseguenza dal punto di vista legale e giuridico…

Sul piano globale, il primo trimestre 2022 (con l’attacco russo iniziato il 23 febbraio) ha manifestato un notevole sconquasso dal punto di vista dell’offerta, complice la situazione dell’economia nazionale che stava dando i primi segno di ripresa dopo l’ondata pandemica di Covid-19: carenza di materie prime, di manodopera, riduzione operativa nei comparti di diverse filiere produttive, shock economico e finanziario, soprattutto sul piano del mercato dell’energia, il più colpito in assoluto. I prezzi di gas e petrolio hanno subito aumenti notevoli, con conseguente allarmismo e provvedimenti da parte dei produttori arabi; stessa situazione per quanto riguarda i beni agricolo-alimentari (vedi grano), riduzione del margine di profitto di imprese legate agli scambi commerciali sia con Mosca che con Kiev, e riflessi negativi sulla bilancia economica in generale, una lunga catena dove il malfunzionamento di un anello, in misura diversa influisce comunque sul rendimento di tutti gli altri. Ovviamente ne risentono diversi brand che svolgono la principale attività con i titoli di Borsa, altra lunga e articolata catena di mercato con delicati equilibri.

Ne deriva quindi una inevitabile incertezza, che ha conseguenze inevitabili sulla fiducia degli operatori e, di conseguenza, sugli investimenti delle grandi imprese, le quali hanno ripercussioni nel dettaglio, ovvero sul portafoglio delle famiglie.

Dall’inizio del conflitto in Ucraina, nel solo 2022 l’indice dell’incertezza nazionale per quanto riguarda l’attività della politica economica e dell’economia politica (che non sono la stessa cosa) ha subito un notevole aumento, che le indagini di diversi istituti di ricerca stimano intorno al 25%, e destinato a salire ancora.

Da notare che nei primi quattro mesi della pandemia (marzo-giugno 2020) aveva avuto un incremento medio del 62,8% rispetto ai 12 mesi precedenti, in quelli successivi al fallimento Lehman Brothers salì del 30,7% e dopo l’11 settembre 2001 dell’85%. Attualmente molto si gioca nel campo delle sanzioni e delle contro-sanzioni economiche applicate alla Russia, che comprensibilmente difronte alla chiusura delle porte verso Occidente, si rivolge a Oriente, ovvero alla Cina, che certo non si è lasciata sfuggire un’occasione del genere, servita su un piatto d’argento.

Il livello di rischio sui mercati finanziari cresce e ci si aspetta anche un peggioramento, a causa dell’eventualità che la leadership russa possa dichiarare il default economico (cosa comunque poco probabile), comprese le collegate istituzioni bancarie e industrie, e dell’elevata volatilità di alcuni tassi di cambio.

L’incertezza sugli esiti economici del conflitto russo-ucraino, si ripercuote sull’impossibilità di elaborare un quadro sufficientemente preciso a livello economico, e la diretta conseguenze è che, per prevenire scivoloni, intanto si aumentano i prezzi, perché un materasso che attutisca una caduta è sempre utile…

Si è ipotizzato che il prezzo del gas europeo, che incide direttamente sul costo dell’elettricità in Italia, del petrolio (Brent), del carbone e di alcune commodities agricole (in particolare grano e frumento) mantengano il livello previsto per il secondo trimestre di quest’anno, tornando su livelli più bassi, ma comunque elevati in prospettiva, entro la fine del 2023. Allo stesso tempo, si è ipotizzato che lo stress sui mercati finanziari, sarà notevolmente maggiore. Sul Pil italiano, l’incidenza è calcolata nell’ordine di -0,6% nel 2023 con un indice in discesa dello 0,8% rispetto al biennio 2022-23.

Per il 2023, la stima sul costo del petrolio, per altro, ha registrato una previsione di maggiorazione di circa di 95 dollari al barile nel 2023, quello del gas di oltre 100 dollari, mentre nei fatti il prezzo del Brent è stato fissato a un livello medio annuo più alto di 24,5 dollari rispetto allo scenario base, quello del gas a 31 euro a mwh in più, mentre lo stress finanziario sarebbe di 4,66 punti maggiore.

Pur non essendo paragonabile a un conflitto mondiale dal punto di vista degli eserciti coinvolti, quella in Ucraina è una guerra mondiale dal punto di vista geopolitico ed economico, e non potrebbe essere altrimenti. E lo è più di ogni altro conflitto scoppiato dal 1945, dalla Corea, al Vietnam, a Iraq, Siria, Yemen e Sudan, per quanto riguarda inflazione, commercio e, di certo, relazioni internazionali.   

A livello economico la revisione dei tassi di crescita pubblicate dal Fondo Monetario Internazionale rasenta il triliardo di dollari per la perdita del Pil mondiale nei prossimi due anni, per 1/4 subita dalla Russia, un altro quarto dall’Unione Europea, 1/6 dagli Stati Uniti e la rimanente parte dal resto del mondo.

In particolare, l’Italia subirà una riduzione di crescita di circa 45 miliardi di dollari, ovvero due punti percentuale del Pil nazionale. Di contro, i Paesi produttori di materie prime, ad esempio Argentina, Brasile, Arabia Saudita, Emirati Arabi avranno invece benefici in termini di crescita.

In sostanza, gli effetti a breve termine sullo sviluppo saranno decisamente asimmetrici e la Russia, al di là delle polemiche sulla relativa efficacia delle sanzioni, subirà solo una piccola percentuale dei costi che il resto mondo dovrà assorbire. Ovviamente, per quanto riguarda il Pil, Ucraina e Russia, subiranno una perdita rispettivamente del 35% e del 16% in due anni.

Pesanti anche gli effetti in termini di commercio internazionale e maggiore inflazione, dal momento che i Paesi in via di sviluppo saranno maggiormente colpiti rispetto a quelli avanzati. Per i primi sono infatti previste riduzioni nelle esportazioni del 3,2% con aumento dei prezzi al consumo del 4,6%, mentre i secondi di meno della metà.

Le conseguenze sull’inflazione sono d’altra parte già ben evidenti, perché l’aumento delle materie prime si è subito fatto sentire sui costi di carburante e gasolio, mentre gli effetti della minor crescita hanno tempi di gestazione più lunghi.

La guerra porterà anche un aumento della spesa pubblica, sia a causa del riarmo che ha innescato, sia per gli aiuti destinati alla popolazione Ucraina: molti Paesi, Italia compresa, hanno già applicato sussidi all’acquisto della benzina e di altre materie prime.

È inoltre necessario considerare, oltre alle conseguenze delle sanzioni imposte alla Russia, le contr-sanzioni che la Russia ha imposto ai Paesi fiancheggiatori dell’Ucraina: divieto di importare determinati prodotti agricoli, materie prime e prodotti alimentari; specifiche contromisure per limitare le attività economiche e i movimenti di capitali e valuta; modifiche dei termini contrattuali di pagamento nel settore energetico, e altri provvedimenti economici.

Per quanto riguarda lo scambio commerciale Italia-Russia, i dati evidenziano una diminuzione di oltre il 23%, mentre le importazioni dalla Russia sono aumentate dal 2021 al 2022 di oltre il 62% passando da circa 16 miliardi di euro a 26 miliardi di euro. Il saldo netto commerciale rimane estremamente negativo per l’Italia, con oltre 20 miliardi di euro rispetto ai 9 miliardi del 2021, indice negativo basato sostanzialmente dai prezzi del gas naturale, del petrolio greggio e dei prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio.