Giovani e Violenza: un punto di vista sociologico

da | 10 Mag 2024 | Idee per Tesi di Laurea, Sociologia

Relativamente al binomio che associa giovani e violenza, da una parte la letteratura sociologica si è a lungo interrogata sul concetto di gioventù, tanto da ritenerla talvolta un’invenzione della modernità proprio per il suo carattere mutevole e sfuggente, nonostante sia a tutti gli effetti considerata una vera e propria stagione della vita. Dall’altra, anche il tema della violenza tout  court ha occupato uno spazio esteso nell’ambito della discussione sociologica ed è stata considerata da differenti prospettive: da quelle che ne considerano la dimensione  interpersonale; a quelle che le associano a dinamiche strutturali della società fino alla sua dimensione simbolica.

Certo è che la relazione tra i giovani e la violenza necessita di essere preliminarmente ubicata in quella istituita con la società di appartenenza per individuarne i fattori scatenanti.

Se la ribellione è da sempre considerata sinonimo della condizione adolescenziale, è però documentabile come la tarda modernità conosca un’escalation di violenza giovanile assai contestabile. Il fenomeno è stato genericamente ascritto alla fase di transizione culturale in atto, dove starebbero venendo meno i valori un tempo considerati inamovibili, mentre l’universo giovanile starebbe conoscendo nuove forme di insicurezza e instabilità.

Se il fattore politico che ha contraddistinto la ribellione dagli anni Sessanta in poi è attualmente venuto in parte a mancare, ha senza dubbio un peso importante la dimensione economica dove la precarietà lavorativa, incoraggiata sempre più da processi di liberalizzazione e deregolamentazione dei rapporti economici, segna sempre più marcatamente gli aspetti complessivi delle relazioni  fra  gruppi  e  le  classi  sociali,  incrementando notevolmente  un  conflitto  provocato dall’intrappolamento nella precarietà, che investe specialmente i giovani per effetto degli inadeguati meccanismi di funzionamento del mercato del lavoro, dei suoi effetti sul sistema pensionistico e sul welfare.

Tale conflitto appare ancora di più amplificato alla luce del graduale prolungamento temporale che l’investe l’adolescenza, stagione di transito verso l’età adulta da sempre dominata da una generale incertezza che permea le tre principali agenzie di socializzazione: la famiglia, la scuola e la stessa società e contrassegnata da una assai marcata frenata dei traguardi di indipendenza, nonché di progettualità di vita e di rappresentazione del sé.

Ebbene, i giovani soffrono un crescente disagio nell’affrontare le crisi esistenziali, e sperimentano sovente forme di scollamento emotivo rispetto a famiglie fragili e, molte volte, del tutto assenti.

Gli stessi gruppi sociali di riferimento appaiono ai loro occhi spaesati, guidati da una subcultura del cinismo e inclini all’arrivismo. La medesima istituzione-scuola sembra perdere un ruolo pedagogico e patire di una delegittimazione sostanziale, molto più profonda e insidiosa rispetto alla contestazione attivata dalle precedenti generazioni.

Nel complicato dialogo tra i boomers – coloro che sono nati a cavallo fra i Sessanta e i Settanta – e la Generazione Z (coloro che sono nati a cavallo fra i Novanta e i primi anni Duemila) si rendono palesi dinamiche contrastanti di amore-odio. Le stesse, visibili anche nell’ambito dei rapporti con il gruppo dei pari divengono spesso estrinsecazione di un malessere che può sfociare in forme di disagio, se non a veri e propri fenomeni di devianza o di violenza che assumono una sempre più marcata connotazione generazionale. Tuttavia, parlare oggi di “disagio giovanile” vuol dire socialmente andare a individuare quelli che sono i fattori che lo alimentano e che non sono agevolmente riscontrabili nella letteratura  sociologica  o  criminologica.

I “nuovi” devianti appaiono allo stesso momento vittime e artefici di una cultura  che  Gans  (1962)  definisce  dell’«episodio»,  indirizzata  alla  ricerca dell’avventura e dell’emozione estrema, dello sperimentare il massimo che l’adrenalina può dare. Esperienze forti, eccitanti, di cui l’aggressività o la trasgressione costituiscono ingredienti ricorrenti.