I Food Desert: i “deserti alimentari” dove il cibo sano è per pochi

da | 19 Giu 2024 | Idee per Tesi di Laurea, Scienze alimentari e della nutrizione, Sociologia

Il concetto di “deserti alimentari” – aree urbane dove i residenti incontrano barriere nell’accesso a cibi nutrienti e a prezzi accessibili – è oggetto di grande attenzione nel campo della salute pubblica, della pianificazione urbana e anche in ambito socio-economico.

Queste zone, oggetto di studio negli Stati Uniti e nel Regno Unito, sono emblematiche di disparità socio-economiche più ampie, in cui fattori come il reddito, la distribuzione territoriale, la scelta di alimenti, la cultura e l’istruzione contribuiscono a determinare l’accessibilità al cibo (Chavis & Bhuyan, 2022; Schafft et al., 2009).

Le barriere geografiche che rendono infattibile l’accesso a un’alimentazione nutriente possono spingere gli individui a ricorrere a punti vendita vicini, come i fast food e i minimarket. Tuttavia, questi luoghi offrono il più delle volte alimenti a basso prezzo caratterizzati da profili nutrizionali più scarsi e da un’elevata densità calorica.

L’esistenza dei deserti alimentari si pone in netto contrato con alcuni Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) delle Nazioni Unite, in special modo gli Obiettivi 2, 3 e 11.

L’Obiettivo 2 mira a “Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile”. I deserti alimentari, contrassegnati da un accesso limitato a cibo nutriente e a prezzi accessibili, trasgrediscono direttamente a questo obiettivo, perpetuando la fame e le carenze nutrizionali tra le popolazioni urbane (Walker et al., 2010).

Inoltre, l’impossibilità di optare per scelte alimentari sane in queste aree contribuisce alle malattie correlate all’alimentazione, ostacolando così i progressi verso l’Obiettivo 3 che ha quale fine quello di “Garantire una vita sana e promuovere il benessere di tutti a tutte le età”.

Infine, l’Obiettivo 11 punta a “Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili”. L’esistenza di deserti alimentari riflette tipicamente disuguaglianze socio-economiche e spaziali più ampie all’interno delle aree urbane, minando così l’inclusività e la sostenibilità di queste comunità.

La Spagna, nota per la sua ricca produzione agricola e per la dieta mediterranea riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità, non è esente da questo preoccupante fenomeno (Bias et al., 2019; Mariscal-Arcas et al., 2009).

Nonostante la sua fama mondiale in campo alimentare e gastronomico, la (troppo) celere urbanizzazione, unitamente alle fragilità del sistema economico e alla rapida inflazione, indica l’affiorare di problemi di accessibilità alimentare (Garcia-Arnaiz, 2015; Garcia et al., 2022).

Nello studio di Cruz-Piedrahita et al. (2024) si legge che i residenti nel quartiere Las Palmeras hanno riferito un consumo di frutta e verdura significativamente più basso e hanno espresso maggiori difficoltà nell’accedere a cibi sani, nonostante il tempo di percorrenza relativamente breve per raggiungere il negozio di alimentari più vicino. Al contrario, i residente di El Brillante, un quartiere a elevato reddito, hanno riferito un consumo consistente di alimenti sani, nonostante gli spostamenti verso i supermercati siano più lunghi e il tempo dedicato alla preparazione dei pasti sia minore.

Simile disparità rimarca come le barriere economiche e i livelli di istruzione espletino un ruolo cruciale nelle scelte alimentari, evidenziando che i deserti alimentari sono multidimensionali e comprendono più della semplice accessibilità geografica a cibi nutrienti.

Le popolazioni che vivono nei deserti alimentari hanno spesso un accesso limitato a frutta e verdura fresche, il che porta a diete ricche di alimenti (ultra)elaborati e ricchi di grassi insaturi, sale e zuccheri, evidentemente dannosi per la salute.

Questo modello alimentare è fortemente associato a un aumento del rischio di obesità, un dato costantemente riportato dalla sanità pubblica (Fong et al., 2021; Reed et al., 2013; Buscemi et al., 2023).

L’obesità, a sua volta, è un noto fattore di rischio per vari disturbi metabolici, tra cui il diabete di tipo 2, come stabilito da studi epidemiologici.

La limitata disponibilità di alimenti ricchi di nutrienti in queste aree acutizza il rischio di malattie cardiovascolari, con una serie di studi che rimarcano una correlazione tra i deserti alimentari e l’aumento della prevalenza di ipertensione e di malattie cardiache (Kelli et al., 2019; Testa et al., 2021).

Inoltre, l’impatto psicologico del vivere in ambienti con scarsezze alimentari è evidenziato dall’aumento dei tassi di disturbi della salute mentale, tra cui depressione e ansia (Walsan et al., 2016; Crowe et al., 2018).

L’impatto di tale povertà nutrizionale è piuttosto pronunciato nei bambini e negli adolescenti, dove un’alimentazione inadeguata può influire sullo sviluppo cognitivo e sul rendimento scolastico (Pizzol et al., 2021).