Il Canon Episcopi: alle origini della Stregoneria Medievale

da | 18 Lug 2023 | Idee per Tesi di Laurea, Storia

Il cosiddetto “Canon episcopi” è una breve istruzione data ai vescovi sull’atteggiamento da assumere nei confronti della “Società di Diana”. Si tratta di un documento importante che costituisce il punto di avvio della letteratura demonologica relativa alla “caccia alle streghe”: fenomeno che da questo documento fa derivare una sua prima attestazione ufficiale.

Il Canon episcopi è considerato come la fonte più antica per la storia della stregoneria e del volo notturno. Come per molti altri documenti medievali, la sua genesi intreccia realtà e costruzione ideologica, attraverso una serie di forzature storiche che servono principalmente a giustificare e a dare attendibilità alla credenza secondo la quale alcune donne potevano volare nella notte al seguito di Diana: in una prima fase, con l’intento di correggere (e di proteggere) le persone che avevano tale convinzione, poi con finalità repressive.

Nel medioevo si riteneva che il documento risalisse al concilio di Ancira del 314: in realtà le sue origini sono incerte e probabilmente risalirebbero ad un capitolare franco (con ogni probabilità riferito al regno di Ludovico II, nell’867). Il documento viene utilizzato da Reginone di Prum (morto nel 915), in un interessante passo del suo Libri de synodalibus causis, che dimostra come già nel X secolo fosse diffusa la credenza nell’esistenza della “Società di Diana”. Attraverso le opere di Burcado di Worms e di Ivone di Chartres, il documento confluì nel Decretum di Graziano, prendendo il nome di Canon episcopi sulla base delle parole iniziali del testo.

La legittimazione della fonte dipende quindi dal fatto che è stato inserito negli scritti di alcuni dei più noti pensatori cristiani del medioevo e da questo dipende anche la fortuna del documento. Il Canon episcopi contiene il nucleo centrale della credenza nella “compagnia” o “Società di Diana”. Esso consente di collegare il “fenomeno” della stregoneria con due miti: quello pagano di Diana e quello cristiano di Erodiade.

La figura di Erodiade in particolare venne introdotta nel documento da Burcardo di Worms, al quale si deve anche la maggiore interpolazione e “strumentalizzazione” del documento. È Burcardo, infatti, che “anticipa” al concilio di Ancira del 314 un documento le cui origini sono invece incerte.

La dea Diana occupa un posto privilegiato nelle superstizioni medievali: la chiesa ne aveva prima bandito il culto e la devozione e aveva poi costruito un parallelo tra queste credenze, che rimasero a lungo radicate soprattutto nelle zone rurali, e la stregoneria e la magia.

È interessante notare come Diana sia considerata, nel mondo pagano, la dea dei parti, della fertilità e protettrice della vita. La sua identificazione la luna (astro a sua volta associato alla donna per la ciclicità con cui si manifesta), le conferisce il connotato di dea femminile della notte ed assume anche una delle forme della triplice Ecate, la dea della magia adorata con riti misterici per suscitare l’immaginazione. Ecate, il cui culto era particolarmente forte ad Efeso, incarnava gli spettri ed i fantasmi della terra, ma amava apparire la notte con la schiera delle sue seguaci, anime senza sepoltura o morte anzi tempo, in cerca di pace.

La Diana italica si fuse così con Ecate e sopravvisse nel mondo medievale cristianizzato. Il suo abbinamento con Erodiade è dovuto alla leggenda secondo la quale essa sarebbe stata condannata a vagare in compagnia del suo spirito maligno perché aveva chiesto la testa di Giovanni Battista: offrirgli culto significava mitigare la sua pena.

Queste creature dell’ombra, anche se proscritte dalla chiesa, non erano tuttavia considerate figure maligne, ma spiriti inquieti e fondamentalmente innocui: il Canon episcopi chiarisce che le loro seguaci non sono altro che vittime di un’illusione diabolica e che pertanto non devono essere perseguitate con durezza.

È solo a partire dal XII secolo che il carattere della “Società di Diana” acquisisce una prospettiva negativa: ad essa viene infatti sovrapposta la credenza che esistano streghe malefiche dedite ad ordire piani contro gli uomini o contro gli animali.

Saranno i demonologi e i grandi inquisitori del XV secolo a completare un percorso di demonizzazione della “società di Diana”: essi di adopereranno per dimostrare la reale presenza diabolica nell’antico rito e la complicità delle donne che vi partecipano. In questo modo, cercheranno di rendere organicamente coerenti le antiche credenze pagane all’interno di un quadro di lotta alla stregoneria e alla magia che coinvolge atteggiamenti repressivi violentemente antifemminili.

Le colpe attribuite alle donne accusate di far parte della “Società di Diana” saranno infatti poi – ulteriormente amplificati – attribuite anche alle donne accusate di stregoneria. In particolare, i demonologi e gli inquisitori si applicheranno a dimostrare la realtà del volo notturno per sostenere la realtà del Sabba e della possessione demoniaca.

Il Canon Episcopi è un documento importante perché consente di cogliere il punto di avvio di questa riflessione. Dimostra anche come solo in un momento molto più tardo (tra XIII e XV secolo) la chiesa si fosse allontanata dalla convinzione dell’illusorietà della credenza del volo notturno per passare a comportamenti ferocemente repressivi.