Il Disturbo Borderline di Personalità

da | 2 Ago 2023 | Idee per Tesi di Laurea, Psicologia

Il disturbo borderline di personalità (Borderline Personality Disorder – BPS) è caratterizzato da un pattern pervasivo di instabilità e ipersensibilità nelle relazioni interpersonali, instabilità dell’immagine di sé, oscillazioni eccessive dell’umore e impulsività. La diagnosi si basa su criteri clinici. Il trattamento avviene con psicoterapia e farmaci.

I pazienti con disturbo borderline di personalità sono intolleranti alla solitudine e, per tale ragione, si impegnano spasmodicamente per evitare l’abbandono e provocano situazioni di crisi, ad esempio compiendo gesti suicidi o intimidatori in modo da indurre gli altri a soccorrerli e a prendersi cura di loro.

EZIOLOGIA

Gli stress della prima infanzia possono contribuire allo sviluppo del disturbo borderline di personalità. Una storia infantile di abusi fisici e sessuali, trascuratezza, separazione da chi si prende cura di loro e/o perdita di un genitore è comune tra i pazienti con disturbo borderline di personalità.

Alcune persone possono palesare una tendenza genetica ad avere risposte patologiche agli stress ambientali della vita e il disturbo borderline di personalità sembra presentare una componente ereditaria. I parenti di primo grado dei pazienti con disturbo borderline di personalità hanno una probabilità 5 volte maggiore di avere il disturbo rispetto alla popolazione generale.

Anche i disturbi delle funzioni regolatorie del cervello e dei sistemi neuropeptidici possono contribuire, ma non sono presenti in tutti i pazienti con disturbo borderline di personalità.

SINTOMI E MANIFESTAZIONI DEL DISTURBO BORDERLINE

Quando i pazienti con disturbo borderline di personalità sentono di essere abbandonati o trascurati, provano intensa paura e rabbia. Ad esempio, possono diventare nervosi o furiosi nel momento in cui una persona per loro importante è in ritardo di pochi minuti o cancella un impegno. Vedono in tale comportamento una forma di cattiveria nei loro confronti. Temono l’abbandono anche perché non vogliono rimanere soli.

Questi pazienti tendono molto bruscamente a cambiare opinione e giudizio sulle persone. Possono idealizzare un potenziale caregiver o amante all’inizio della relazione, pretendere di passare molto tempo insieme e condividere tutto. All’improvviso, tuttavia, possono sentire (anche se non si tratta di una sensazione veritiera) che la persona non si preoccupa abbastanza per loro, diventando disillusi; la conseguenza è quella di sminuire o arrabbiarsi con la persona. Tale passaggio dall’idealizzazione alla svalutazione riflette il pensiero in termini di “bianco e nero” (scissione, polarizzazione di buoni e cattivi).

I pazienti con questo disturbo hanno difficoltà a controllare la rabbia e spesso diventano inappropriati e profondamente collerici. Possono esprimere la loro rabbia con sarcasmo pungente, amarezza o sfuriate rabbiose, spesso dirette al loro caregiver o amante perché trascurato o abbandono. Dopo lo sfogo, spesso si vergognano e si sentono in colpa, rafforzando la loro sensazione di essere cattivi.

I pazienti con disturbo borderline di personalità possono empatizzare con una persona e prendersene cura, ma solo se si rendono conto che l’altra persona sarà sempre a disposizione per loro in caso di bisogno.

I pazienti con disturbo borderline di personalità possono anche cambiare seccamente e drammaticamente l’immagine di sé, trasformando d’improvviso obiettivi, valori, opinioni, lavoro o amici. Possono presentare un atteggiamento bisognoso un attimo prima ed essere arrabbiati un attimo dopo.

I pazienti con disturbo borderline di personalità spesso si sabotano quando stanno per raggiungere un obiettivo: ad esempio, possono abbandonare la scuola poco prima del diploma o rovinare una relazione promettente.

L’impulsività che porta all’autolesionismo è comune. Questi pazienti possono giocare d’azzardo, praticare sesso non sicuro, abbuffarsi, guidare in modo spericolato, abusare di sostanze o spendere eccessivamente. Comportamenti, gesti e minacce suicidarie e automutilazioni (ad esempio, tagliarsi, bruciarsi) sono molto comuni.

Gli episodi dissociativi, i pensieri paranoici e talvolta i sintomi di tipo psicotico (per esempio, allucinazioni, idee di riferimento) possono essere scatenati da uno stress estremo, di solito la paura dell’abbandono, reale o immaginario. Questi sintomi sono temporanei e di solito non abbastanza gravi da essere considerati una patologia a sé stante.

DIAGNOSI DI BPD

Per la diagnosi di disturbo borderline di personalità, i pazienti devono presentare:

  • Un pattern persistente di instabilità delle relazioni, dell’immagine di sé e delle emozioni (ossia: disregolazione emotiva) e una marcata impulsività.

Questo modello persistente è dimostrato da ≥ 5 dei seguenti elementi:

  1. tentativi disperati di evitare l’abbandono (reale o immaginario che sia);
  2. relazioni instabili e intense che alternano l’idealizzazione e la svalutazione dell’altra persona;
  3. Un’immagine o un senso di sé instabile;
  4. Impulsività in ≥ 2 aree che potrebbero danneggiare sé stessi;
  5. ripetuti comportamenti e/o gesti suicidi, minacce o automutilazioni
  6. repentini cambiamenti di umore;
  7. Sensazione persistente di vuoto;
  8. Rabbia inappropriatamente intensa o difficoltà a controllarla;
  9. Pensieri paranoici temporanei o gravi sintomi dissociativi scatenati dallo stress.

I sintomi dovrebbero manifestarsi entro la prima età adulta, ma può accadere che si palesino anche nel corso dell’adolescenza.

TRATTAMENTO DI BPD

Il trattamento generale del disturbo borderline di personalità è uguale a quello di tutti i disturbi di personalità. L’identificazione e il trattamento dei disturbi coesistenti sono importanti per un trattamento efficace.

Psicoterapia

Molti interventi psicoterapeutici sono efficaci per ridurre i comportamenti suicidi, migliorare la depressione e la funzionalità dei pazienti con questo disturbo.

La terapia cognitivo-comportamentale si concentra sulla disregolazione emotiva e sulla mancanza di attitudini relazionali. Tale terapia include i seguenti strumenti:

  • Terapia dialettico-comportamentale (una combinazione di sessioni individuali e di gruppo con terapeuti che agiscono come coach comportamentali);
  • Formazione sistemica per la prevedibilità emotiva e la risoluzione dei problemi (STEPPS). STEPPS prevede sessioni di gruppo settimanali per 20 settimane. I pazienti imparano a gestire le proprie emozioni, a mettere in discussione le proprie aspettative negative e a prendersi cura di sé stessi. Imparano a fissare degli obiettivi, a evitare l’uso di sostanze stupefacenti e a migliorare le proprie abitudini alimentari, di sonno e di esercizio fisico. Ai pazienti viene chiesto di identificare un gruppo di persone che possano supportarli composto da amici, familiari e operatori sanitari disposti ad aiutarli quando sono in crisi.

Altri interventi si concentrano sui problemi legati alla percezione emotiva che i pazienti hanno di sé e degli altri. Questi interventi includono i seguenti:

  • trattamento basato sulla mentalizzazione;
  • psicoterapia incentrata sul transfert;
  • terapia incentrata sullo schema.

La mentalizzazione si riferisce alla capacità di riflettere e comprendere il proprio stato mentale e quello degli altri. La mentalizzazione viene appresa attraverso un attaccamento sicuro al caregiver.

La psicoterapia incentrata sul transfert è incentrata sull’interazione tra paziente e terapeuta. Il terapeuta pone domande e aiuta i pazienti a riflettere sulle loro reazioni, in modo che possano esaminare le loro immagini esagerate, distorte e irrealistiche di sé durante la seduta. Viene posto l’accento sul momento attuale (ad esempio, su come i pazienti si relazionano con il terapeuta) piuttosto che sul passato.

La terapia focalizzata sugli schemi è una terapia integrativa che combina terapia cognitivo-comportamentale, teoria dell’attaccamento, concetti psicodinamici e terapie focalizzate sulle emozioni. Si concentra sugli schemi maladattativi di pensiero, sentimento, comportamento e gestione della vita (chiamati schemi), sulle tecniche di cambiamento affettivo e sulla relazione terapeutica.

Farmaci

  • Stabilizzatori dell’umore: per la depressione, l’ansia, la labilità dell’umore e l’impulsività.
  • Antipsicotici atipici (di seconda generazione): per l’ansia, la rabbia, la labilità dell’umore e i sintomi cognitivi, comprese le distorsioni cognitive transitorie legate allo stress (ad esempio, pensieri paranoici, pensiero in bianco e nero, grave disorganizzazione cognitiva).
  • Le benzodiazepine e gli stimolanti sono sconsigliati perché comportano rischi di dipendenza, sovradosaggio, disinibizione e diversione dei farmaci.