Il Palpeggiamento è Violenza Sessuale? La discussa sentenza del 2023 e la “regola dei 10 secondi”

da | 16 Lug 2023 | Giurisprudenza, Idee per Tesi di Laurea

Il reato di violenza sessuale è un delitto punito e previsto ex art. 609 bis del Codice penale. Al co. 1 viene punito «chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali»; la pena è della reclusione da sei a dodici anni.

Ai sensi di quanto disposto dal co. 2, sottostà alla medesima pena «chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali: 1) abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto; 2) traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona».

Al co. 3 è disposto che «nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi».

La nozione di violenza sessuale «comprende qualsiasi atto o fatto da cui consegue la limitazione della libertà del soggetto passivo, così come costretto a subire atti sessuale contro la propria volontà» (Travaglini & Menditto, 2020). Pertanto, viene fatta rientrare anche l’intimidazione psicologica, la minaccia e l’abuso di autorità.

Generalmente, si pensa che la violenza sessuale si concretizza solo quando avviene l’unione carnale ma non è così. A tal riguardo, infatti, sono molte le condotte che valgono la condanna a tale reato e una di queste è proprio il palpeggiamento.

VICENDA

L’imputato, un bidello, era stato accusato di violenza sessuale per aver toccato i glutei di una studentessa diciassettenne dell’istituto (episodio avvenuto nell’aprile del 2022). Il toccamento era avvenuto per pochi secondi (tra i 5 e i 10 secondi) quando la studentessa stava salendo le scale della scuola, mentre si alzava i pantaloni che le calavano al di sotto della vita; l’azione è terminata con il “sollevamento” della ragazza da parte dell’imputato. Il bidello ha scusato la sua azione sostenendo che stava scherzando.

Tuttavia, il Tribunale di Roma, Sez. V., sentenza del 6 luglio 2023 – Presidente Bonaventura ha assolto l’operatore scolastico poiché assente l’elemento soggettivo, in quanto il contesto in cui si era svolta l’azione, la brevità del contatto, il comportamento tenuto dall’imputato dopo il fatto, non consentivano di ritenere provata, al di là di ogni ragionevole dubbio, la consapevolezza di porre in essere un “atto sessuale” e la “volontarietà della violazione della libertà sessuale”.

Pertanto, a detta dei giudici del Tribunale romano, il toccamento, sebbene fatto maldestramente, è stato accidentale e, in special modo, la durata è stata di pochi secondi per poter generare piacere e concupiscenza. I magistrati, pertanto, hanno accolto la difesa dell’uomo che si è fondata principalmente sulla natura scherzosa dell’atto, in netto contrasto con la sentenza n. 24872/2021 dove la Cassazione sottolinea che palpeggiare non è uno scherzo ma un reato.

LA SENTENZA È STATA OGGETTO DI DIBATTITO

Il giudice del Tribunale di Roma è stato rimproverato di non aver tenuto conto delle precedenti pronunce della Cassazione (Cass., sentenza del 12 marzo 2021, n. 13278Cass., sentenza del 25 giugno 2021, n. 24872; Cass., sentenza del 29 settembre 2020, n. 31737) in merito al fatto che l’intrusione nelle parti erogene altrui raffigura violenza sessuale, a prescindere dal piacere provato dal colpevole. Infatti, stando al parere della Suprema Corte, ciò che rileva è l’atto in sé e non certamente il tempo in cui si protrae e la concupiscenza. Ancora una volta si segnala la pericolosità sottesa a un eccessivo arbitrio nell’interpretazione della legge da parte dei giudici di prime cure.