La Battaglia di Guadalajara: all’origine della Resistenza Italiana al nazifascismo

da | 18 Lug 2023 | Idee per Tesi di Laurea, Storia

La guerra civile spagnola non fu solo un tremendo confronto fratricida: fu anche il banco di prova per la tragedia della Seconda guerra mondiale che si sarebbe scatenata in tutta Europa da lì a pochi anni.

Furono soprattutto i regimi totalitari fascista e nazista a cogliere l’occasione del conflitto spagnolo per mettere alla prova la loro capacità militare. Hitler e Mussolini non esitarono ad intervenire nella penisola iberica, anche se per motivi in parte diversi: se Mussolini vedeva nell’intervento a fianco dei nazionalisti di Franco l’opportunità di consolidare la propria leadership come punto di riferimento per i regimi di destra, Hitler dal canto suo aveva obiettivi diversi e molto più pragmatici. Il capo del nazismo voleva soprattutto mettere alla prova la capacità militare del suo esercito e la guerra di Spagna gli forniva l’occasione per vedere all’opera alcune delle nuove armi (come i terrificanti cacciabombardieri Stukas) e verificare le nuove tattiche del rimodernato esercito tedesco: quelle stesse tattiche che sarebbero poi state messe in pratica su vasta scala in tutta Europa solo pochi anni dopo.

La guerra civile spagnola fu una sorta di prova generale per la Seconda guerra mondiale, perché essa non rimase circoscritta alle sole forze presenti nel paese. Tedeschi e italiani si schierarono dunque a fianco dei nazionalisti. L’Italia inviò in Spagna il Corpo Truppe Volontarie: in realtà si trattava per lo più di unità regolari dell’esercito italiano, opportunisticamente inquadrate in milizie irregolari e volontarie. Anche il governo repubblicano poteva contare sull’appoggio dell’antifascismo europeo e mondiale. A partire dal supporto (secondo gli storici, non del tutto convinto) dell’Unione Sovietica, che aveva inviato armi, munizioni e uomini. I numerosi volontari provenienti da tutta Europa erano stati inquadrati nelle Brigate internazionali: vi militavano anche i volontari del Battaglione Garibaldi provenienti dall’Italia.

La battaglia che si combatté tra l’8 ed il 23 marzo 1937 nei pressi della cittadina di Guadalajara (nei dintorni di Madrid) vide per la prima volta scontrarsi apertamente italiani su entrambi i fronti, in una sorta di “guerra civile nella guerra civile”, come ha osservato Antony Beevor nel suo saggio dedicato alla guerra civile spagnola.

La battaglia di Guadalajara segnò la prima sconfitta dei regimi totalitari: sotto il profilo strettamente militare ebbe un effetto limitato, anche se di fatto impedì che Madrid venisse stretta in una morsa e provocò un cambio di direzione della guerra, che da allora in poi venne condotta con maggior prudenza dalle forze nazionaliste. Tuttavia, la sconfitta delle forze fasciste a Guadalajara ebbe un valore politico enorme che trascende il risultato militare: il fatto che gli antifascisti italiani del Battaglione Garibaldi avessero sconfitto militarmente le truppe fasciste comportò un elemento di propaganda di grande importanza e che fecero della battaglia di Guadalajara un vero e proprio mito. Il fascismo dovette invece registrare una brusca frenata alla sua capacità militare. Guadalajara mise in evidenza i limiti dei generali italiani, incapaci di valutare con chiarezza tutte le ipotesi e gli scenari bellici e che mostrarono di non essere in grado di comprendere tutte le opzioni tattiche e strategiche, come è dimostrato dalla sottovalutazione dell’importanza di un appoggio aereo durante l’offensiva dei carri leggeri.

D’altra parte, Guadalajara mise in evidenza anche la sostanziale impreparazione tecnica dell’esercito italiano: i reparti motorizzati, composti da carri leggeri, non si era mostrata efficace contro i reparti di fanteria schierati dai repubblicani, peraltro sostenuti dai carri pesanti serie T di fabbricazione sovietica. Fu anche una sconfitta personale di Mussolini, che aveva contato su una vittoria che avrebbe significato fare un passo in avanti decisivo per la conquista di Madrid: Mussolini addossò la responsabilità della sconfitta sul Generale Roatta, che venne sostituito da Ettore Bastico; ma dovette anche intensificare la presenza italiana in territorio spagnolo, nella speranza di recuperare il prestigio perduto a Guadalajara.

Guadalajara ebbe anche una ripercussione sulla tattica militare degli eserciti europei. Una delle cause della sconfitta era stata l’inefficacia dei mezzi corrazzati leggeri italiani (le c.dd. tanquette) davanti ad uno schieramento di fanteria ben organizzato. Il fallimento dell’offensiva italiana portò i francesi a concludere che lo sviluppo di reparti meccanizzati fosse poco utile in un contesto di guerra moderna e rinunciarono a sviluppare questo settore militare. Fu un errore di valutazione grave che i tedeschi non commisero: essi capirono che il problema era sì tecnologico (le tanquette si erano dimostrate inadeguate a quel particolare contesto del campo di battaglia, in campo aperto e in condizioni meteorologiche avverse), ma avevano capito che a determinare la sconfitta avevano pesato soprattutto gli errori tattici e strategici del comando italiano. Il programma di ammodernamento tecnologico, con la costruzione dei grandi carri che saranno i veri protagonisti della “guerra lampo” del settembre 1939, continuò in Germania senza sosta.

Sotto il profilo politico e morale, Guadalajara ebbe un alto significato simbolico, anche se non influì sull’esito della guerra civile spagnola. La vittoria conseguita dal Battaglione Garibaldi contro il Corpo Truppe Volontarie fasciste fu vissuta come un momento storico per l’antifascismo, che poteva così dimostrare di saper contrastare anche con le armi l’ascesa dei totalitarismi. L’emozione della vittoria fu così grande che si diffusero anche delle canzoni popolari che parodiavano il celebre “Faccetta nera”.

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, Guadalajara fu interpretata come l’esordio della Resistenza al nazifascismo: un episodio eroico (per quanto non decisivo per le sorti della guerra civile) che avrebbe costituito una pietra miliare della Resistenza del nostro Paese.