La Bigenitorialità

da | 12 Lug 2023 | Giurisprudenza, Idee per Tesi di Laurea

I minori rivestono una posizione focale in tema di riconoscimento di diritti: a tale riguardo, si è passati dal concetto di “tutela” a quello di “responsabilità”, ossia responsabilità genitoriale nel contesto familiare e responsabilità sociale per le professioni che si occupano di minori.

I quadri di valore a cui fare riferimento sono i diritti fondamentali dell’uomo e delle formazioni sociali e, relativamente ai rapporti familiari, quello del miglior interesse della persona minore (best interests of the child) sancito dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia (Convention on the Rigths of the Child, New York 20 novembre 1989 ratificata dall’Italia il 27 maggio 1991 con la legge n. 176).

La Convenzione Onu, fin dal preambolo, rimarca l’importanza della famiglia nella vita di ogni bambino e adolescente quale “unità fondamentale della società e di un ambiente naturale per la crescita e il benessere di tutti i suoi membri e in particolare dei fanciulli”.

Sono molteplici i diritti sui minori – nella Convenzione ONU – che si focalizzano sulla famiglia:

  • Il diritto all’unità familiare (art. 7);
  • Il diritto al rispetto dell’identità culturale e a preservare le relazioni familiari (art 8);
  • Il diritto a non essere separato dai genitori (art. 9);
  • Il diritto a mantenere rapporti regolari e frequenti con ciascuno di essi, anche se risiedono in stati diversi (art. 10);
  • Il diritto di esprimere liberamente la propria opinione nelle questioni che lo riguardano e di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa (art. 12).

L’ordinamento  italiano  riconosce  la  tutela  del  best  interest  of  the  child quale  principio  connaturato  nel  nostro  ordinamento:  la  Corte  costituzionale, 18 dicembre 2017, n. 272, a tal proposito, ha affermato il  principio  che  il  giudice  mantiene sempre  intatto  il  potere  di  valutare,  nel  caso  concreto,  quale  sia  l’interesse  del  minore,  e  deve decidere in special modo  avendo  riguardo  al  best  interest  of  the  child,  dal momento che  «l’affermazione della necessità di considerare il concreto interesse del minore in tutte le decisioni che lo riguardano è fortemente radicata nell’ordinamento, sia interno sia internazionale».

Dunque, nel momento in cui una coppia decide di separarsi,  i  figli  hanno  il  diritto  di  mantenere  un  rapporto  equilibrato  e  continuativo  con  ciascuno  dei  genitori , il quale deve tradursi “nel reciproco diritto di ciascun genitore e dei figli a essere presente nelle  rispettive  vite”, atteso che l’interesse  superiore  del  minore  deve  essere  “assicurato  attraverso  il  rispetto  del  principio  della  bigenitorialità,  da  intendersi  quale  presenza  comune  dei  genitori  nella  vita  del  figlio,  idonea  a  garantir-gli  una  stabile  consuetudine  di  vita  e  salde  relazioni  affettive  con  entrambi  i  genitori,  nel  dovere  dei  primi  di  cooperare  nell’assistenza,  educazione  e  istruzione” (Cass., ordinanza n. 31902 del 10 dicembre 2018; Cass., ordinanza n. 9764 dell’8 aprile 2019).

In  questo  panorama  è andata inserendosi  la  legge  di  riforma:  il  Consiglio  dei  Ministri a mezzo del  D. Lgs.  n.  149/2022 – in  attuazione  della  legge  delega  n.  206/2021 – ha  approvato  gli  articoli  di  riforma  del  procedimento  in  materia  di  persone,  minorenni  e  famiglie.

Per  rendere  concreto  il  diritto  alla  bigenitorialità  nella  riforma  è  stato  convenientemente disposto  [art.  23,  lett.  b)  della  delega]  che il giudice,  nei  casi  di  rifiuto  del  minore  ad  aver  contatti  con  uno  o  entrambi  i  genitori, deve appurare urgentemente le cause sottese al rifiuto,  procedendo  personalmente  all’ascolto  del minore e assumendo ogni informazione ritenuta essenziale.

Nella struttura della riforma il diritto dei figli minori a intrattenere rapporti  importanti  con  ciascuno  dei  genitori  è  stato  consolidato sia disponendo per le parti e i loro difensori un obbligo di lealtà ulteriore rispetto a  quello  previsto  dall’art.  88  c.p.c., immettendo un  onere  di  trasparenza  che  impone  a  ciascuno  dei  genitori  di  comunicare,  sin  dall’atto  introduttivo del giudizio, qualsiasi informazione necessaria sulla loro reale situazione personale ed economica e sui figli, sia disponendo, nei casi di  conflittualità, la nomina di un curatore speciale che rappresenta i figli portando la loro voce nel procedimento e inserendo nuove modalità di ascolto in caso di loro rifiuto a incontrare uno o entrambi i genitori.