La Sindrome di Alienazione Parentale: il parere della Corte di Cassazione

da | 3 Lug 2023 | Giurisprudenza, Idee per Tesi di Laurea

Nella pronuncia del 26 gennaio 2022, n. 9691 – avente ad oggetto l’affidamento del figlio minore, in un primo momento affidato alla madre – la Corte di Cassazione ha dedicato attenzione alla Sindrome di Alienazione Parentale (PAS – Parental Alienation Syndrome), categoria psicologica piuttosto dibattuta e sovente richiamata nell’ambito dei procedimenti giudiziari concernenti l’affidamento dei minori. Mediante tale pronuncia la Corte si è espressa criticamente in ordine alle argomentazioni scientifiche fornite nel processo e recepite a giustificazione delle decisioni inerenti ai minori. Da tale decisione è emerso, inevitabilmente, un richiamo al noto principio del best interest of the child.

La vicenda. Nella decisione de qua la donna – che aveva deciso di porre fine alla relazione sentimentale in ragione di una vita relazionale caratterizzata da forme di controllo coercitivo – è stata accusata di aver posto in essere reiterate condotte volte a impedire la frequentazione tra il minore e il proprio padre, con il conseguenziale allontanamento della figura paterna dal figlio. La madre ha giustificato il comportamento adducendo la presenza di alcuni problemi di salute del figlio che necessitavano di cure continue da eseguire presso la propria abitazione. Il Tribunale per i minorenni di Roma, intervenendo a tutela del minore, prossimo all’adolescenza, ha pronunciato la decadenza dalla responsabilità genitoriale della madre, a causa dei comportamenti poc’anzi delineati. Tale provvedimento, confermato nel giudizio di appello, è stato seguito dall’allontanamento forzato del minore dalla casa familiare e dalla sua collocazione in una struttura di accoglienza per minori, dove ha avuto inizio un graduale percorso di riavvicinamento del minore alla figura paterna. Tuttavia, mediante la sentenza di cui si discorre, la Corte ha annullato la decisione (pronunciata dal Tribunale e confermata in appello) di decadenza dalla potestà genitoriale sul figlio minore e di trasferimento del minore nella casa-famiglia.

La Corte di Cassazione, provvedendo ad annullare la sopraindicata decisione, ha evidenziato l’esigenza, in simili contesti, di individuare le misure da adottare nei giudizi inerenti alla responsabilità genitoriale e alla tutela della c.d. bigenitorialità tra l’esito atteso e l’impatto delle misure sull’equilibrio psicofisico dei minori, nella prospettiva del noto principio del best interest of the child (superiore interesse del minore).

La Suprema Corte evidenzia che “il richiamo alla sindrome d’alienazione parentale e ad ogni suo, più o meno evidente, anche inconsapevole, corollario, non può dirsi legittimo, costituendo il fondamento pseudoscientifico di provvedimenti gravemente incisivi sulla vita dei minori, in ordine alla decadenza dalla responsabilità genitoriale della madre”. Altresì, il collegio osserva che il diritto alla bigenitorialità non può rispondere a formula astratta “nell’assoluta indifferenza in ordine alle conseguenze sulla vita del minore, privato ex abrupto del riferimento alla figura materna con la quale, nel caso concreto, come emerge inequivocabilmente dagli atti, ha sempre convissuto felicemente, coltivando serenamente i propri interessi di bambino, e frequentando proficuamente la scuola”.

Dalla pronuncia ben si evince come l’interesse del minore non possa in alcun modo essere subordinato a quello di qualsivoglia altra persona. Infatti, con l’allontanamento della madre, l’autorità giudiziaria sembra non aver tenuto conto dell’effetto negativo che tale allontanamento avrebbe avuto sul sano sviluppo del bambino, il quale si è visto strappato dalla figura materna che fino a quel momento aveva contrassegnata ogni consuetudine.