La Dipendenza Affettiva

da | 20 Lug 2023 | Idee per Tesi di Laurea, Psicologia

L’Amore è un’esperienza universale che – salvo patologie – colpisce ogni essere umano.

Sicuramente, sotto diversi punti di vista, esso può presentarsi come una dipendenza. Tuttavia, come in tutte le cose, la verità sta nel mezzo. Quando ci si innamora si entra automaticamente in uno stato di dipendenza sana, nel senso che si ha bisogno della persona che si ama, la si pensa costantemente e la si vorrebbe sempre accanto. Null’altro che una normale necessità che è parte integrante di quell’enorme e indescrivibile sentimento che è l’Amore.

Dunque, nella maggior parte delle persone tale sentimento si palesa con le sue connaturate peculiarità, come poc’anzi detto: la presenza dell’amato/a dà gioia; la sua assenza crea ‘tormenti’; il vedersi diventa una priorità ecc…

Diversamente, alcuni aspetti dell’amore possono essere talmente esasperati da assumere chiaramente le fattezze di una patologia: ecco che si parla di dipendenza affettiva. Tale concetto è stato introdotto quasi mezzo secolo fa da Peele e Brodsky (1975).

MA COS’È LA DIPENDENZA AFFETTIVA?

Nonostante non via sia una definizione univoca e accettata universalmente, essa può essere considerata come un pattern comportamentale contrassegnato da un interesse maladattivo, pervasivo ed eccessivo nei riguardi di un partner che conduce alla perdita di controllo, alla rinuncia dei propri interessi e altri effetti negativi.

Si tratta di una forma di amore ossessivo, dove la relazione  romantica diviene oggetto di brama e di investimenti patologici che possono avere conseguenze negative per l’esistenza dell’individuo (Ascher & Levounis, 2015) e rappresentare una minaccia per il suo benessere (Earp et al., 2017).

Per il dipendente affettivo è impossibile stare da solo e, per tale ragione, nel momento in cui torna single decide di mettersi alla ricerca di un altro partner a cui legarsi. Nel momento in cui lo trova, l’amato diventa il centro dei suoi interessi: pensa ossessivamente a lui/lei, provando l’esigenza compulsiva di stare insieme, sacrificando sé stesso, amici, lavoro, studi, hobby.

Il dipendente affettivo vive disastrosamente l’assenza (anche solo momentanea) del partner: infatti, la vicinanza dell’altro e, in generale, la relazione in sé, sono usate al fine di gestire (o meglio, evitare) emozioni negative quali la solitudine, la tristezza, l’ansia e il senso di colpa.

Spesso i dipendenti affettivi si legano a partner freddi, incapaci di provare empatia, talvolta anche abusanti e ciò non fa altro che incrementare la loro sofferenza. Altresì, sovente, tali dipendenti affettivi raccontano traumi e attaccamenti insicuri nel corso dell’infanzia: ciò getterebbe le fondamenta per la formazione di sensi di colpa e di una costante sensazione di inadeguatezza, della convinzione di non meritare di essere amati e tutto ciò cercano di affrontarlo – in modo disfunzionale – rifugiandosi in rapporti simili a quelli che hanno sperimentato nell’infanzia.

LE DUE FORME DI AMORE

L’amore tra due individui tende a palesarsi in due fasi, con graduale passaggio dalla prima alla seconda:

  • Inizialmente, si ha uno stato di forte desiderio di unirsi al partner (tale fase c’è anche nell’amore sano à in quest’ultimo caso non vi sono pensieri ossessivi ed emotività altamente squilibrata);
  • Successivamente, l’intensità perde di forza e la passione lascia spazio all’affetto, alla tenerezza, all’impegno verso l’altro. Si tratta di una forma d’amore durature e che si basa su un attaccamento a lungo termine che presenta svariati elementi in comune con l’amicizia e la companionship (Redcay & Simonetti, 2018).

Tali due forme di amore sono state definite, rispettivamente, in diversi modi: passionate love e companionate love; “attrazione” e “attaccamento”; “innamoramento” e “amore maturo”.

A prescindere dalla denominazione che si sceglie di dare, entrambe possono divenire oggetto di una relazione malsana che si fonda sulla dipendenza affettiva.

Diversi autori (Ascher & Levounis, 2015; Reynaud et al., 2010; Peabody, 2005; Tosone, 2005) hanno presentato una distinzione tra due sottotipi di dipendenti affettivi:

  1. Nei dipendenti dall’attrazione (prima fase), si osserva una esasperata componente di sensation seeking. Tali individui vanno alla ricerca delle emozioni vissute all’inizio della relazione romantica. Nella fase di attrazione l’individuo è euforico, energico e ha una visione gioiosa della vita. L’assenza della persona che ama crea emozioni di sofferenza e pensieri ossessivi. Tutto ciò tende a mitigarsi col tempo e in una relazione sana ciò determina il passaggio da questa fase a quella dell’attaccamento. Diversamente, chi resta attaccato alla fase dell’attrazione prova l’esigenza compulsiva di continuare a mantenere viva l’ebbrezza iniziale dell’amore anziché instaurare una relazione stabile à ne consegue che, quando si accorge che l’intensità iniziale si riduce, lascia il proprio partner e ne cerca un altro con la speranza che la nuova relazione sarà diversa. Riescono a lasciare il proprio compagna o la propria compagna ma non sanno restare da soli.
  2. Nella dipendenza dall’attaccamento (seconda fase), il bisogno dell’individuo si scorge nel senso di sicurezza che viene offerto da una relazione stabile e duratura, usato per calmare una sofferenza interiore. Questi soggetti, all’inizio, si impegnano in relazioni con la speranza che, dopo l’iniziale attrazione, si troveranno tra le braccia della persona che le salverà dal loro vuoto interiore. Nel momento in cui l’infatuazione viene meno e vedono che le loro speranze non vengono appagate, non riescono a lasciare il partner e vi restano anche a costo di subire abusi fisici e psicologici e tradimenti. Se per qualsiasi motivo la relazione termina, vanno alla ricerca di un’altra sperando che possa andare meglio di quella precedente.

Sia i dipendenti dall’attrazione che dall’attaccamento dipendono non tanto dal partner quanto dalla relazione che instaurano con quest’ultimo; entrambi, al momento della chiusura della relazione decidono di instaurarne subito un’altra.

TRATTAMENTO

In letteratura vi sono due approcci per inquadrare la dipendenza affettiva rispetto a possibili terapie:

  • Secondo la narrow view il trattamento è considerato necessario, dal momento che, alle volte, il dipendente affettivo può anche diventare pericoloso à il trattamento sarà solo psichiatrico, anche con l’uso di farmaci che vanno ad agire sugli squilibri cerebrali, oltre alla psicoterapia;
  • Secondo la broad view, non è necessario un trattamento.

Dunque, di seguito il trattamento che – se considerato necessario – può eseguirsi:

  • Trattamento farmacologico;
  • Terapia cognitivo comportamentale;
  • Terapia psicodinamica;
  • Terapia della Gestalt;
  • Terapia di gruppo;
  • Gruppi di auto mutuo aiuto.