La Storia della Birra

da | 22 Lug 2023 | Idee per Tesi di Laurea, Storia

La scoperta e lo sviluppo delle tecniche di produzione della birra costituiscono una delle più importanti conquiste tecnologiche dell’umanità. Alcuni autori indicano addirittura la produzione di birra come la chiave di volta della c.d. “rivoluzione neolitica” (circa 12000 a.C.), contrassegnata dal passaggio dalla caccia e dalla raccolta alla vita in insediamenti stabili.

La prima testimonianza di bevande fermentate proviene dalla Cina.

Altre testimonianze di una produzione sostenuta di birra provengono dall’antica Mesopotamia.

Una documentazione sostanziale della produzione e del consumo di birra proviene anche dall’antico Egitto, dove la produzione di birra e la cottura del pane si erano affermate come attività commerciale comune fin dal 5000 a.C.

Al 3600 a.C. circa vengono fatti risalire i primi indizi della produzione di birra in Europa, con prove di attività di produzione di birra in diverse località del continente.

È possibile che le tecniche di produzione della birra dell’antica Grecia siano state influenzate dagli Egizi.

La birra – o brytos – era la bevanda delle classi sociali più basse, mentre l’aristocrazia tendeva a consumare vino.

In epoca romana il vino soppiantò la birra come bevanda dell’alta società. I Romani iniziarono presto a disprezzare questa bevanda e i suoi bevitori, i quali venivano indicati come “incivili” o “barbari”. Con la conquista romana dell’Europa, la diffusione del vino andò diffondendosi in tutto il continente. Per centinaia di anni, fino al crollo dell’Impero Romano, il vino continuò a essere considerato un bene di lusso e ad essere consumato solo dalle classi più elevate, mentre la birra veniva prodotta e consumata per lo più dalle classi sociali più umili.

Prove di una sostenuta attività di produzione della birra sono documentate nelle regioni che oggi formano la Germania, nelle isole britanniche e in Scandinavia.

La diffusione del Sacro Romano Impero a partire dal IX secolo incoraggiò la costruzione di monasteri in tutta Europa. Mentre i monasteri situati nell’Europa meridionale continuarono a coltivare la vite e a produrre vino, molti monasteri situati nell’Europa settentrionale divennero centri di produzione della birra: Il clima più fresco rendeva più facile la coltivazione dell’orzo anziché dell’uva e portò alla nascita, nell’alto Medioevo, della produzione di “birra monastica“.

I monaci producevano birra prevalentemente per il proprio consumo o per rifocillare ospiti e pellegrini. Più tardi, tra il XII e il XIII secolo, i monaci iniziarono a fornire birre ai nobili e a vendere la loro birra nei cosiddetti “pub del monastero”, facendo sì che la produzione di birra si trasformasse lentamente in un’impresa commerciale.

L’introduzione del luppolo nel processo di produzione della birra da parte dei monaci tedeschi rappresenta un’importante innovazione della produzione monastica.

La scoperta dell’America nel 1492 e i viaggi esplorativi sostenuti finanziariamente dalle corone europee tra il 1500 e il 1800 hanno aperto nuove rotte commerciali per la birra.

Altre testimonianze della produzione di birra, anche se con cereali diversi utilizzati nel processo di fermentazione, sono disponibili presso le popolazioni native dell’America centrale. Altresì, testimonianze vi sono anche tra le popolazioni native dell’Africa occidentale e meridionale e dell’Australasia.

Tra la Prima e la Seconda guerra mondiale, la produzione e il consumo di birra subirono notevoli ripercussioni. La guerra ha provocato una grande carenza di approvvigionamento per i produttori di birra, che hanno dovuto far fronte all’aumento dei prezzi dei cereali e alla generale scarsità di materie prime. I governi emanarono leggi per limitare la distribuzione e il consumo di bevande alcoliche, spingendo i grandi produttori di birra a diversificarsi in prodotti alternativi come le bevande analcoliche.

La Peroni fu fondata nel 1846 da Francesco Peroni a Vigevano, una piccola città vicino a Genova, in Lombardia. Qui le montagne circostanti offrivano un’abbondanza di ghiaccio e acqua glaciale, l’ingrediente perfetto per creare una birra chiara e fresca.

La birra chiara e mediamente intensa di Francesco non tardò a diventare la bevanda preferita dagli abitanti della città. La leggenda narra che, con l’aumentare della popolarità della Peroni, persino il re Vittorio Emanuele II la assaggiò.

Nel 1864 la distribuzione si estese a Roma. Giovanni Peroni, il figlio di Francesco, prese in mano la gestione della nuova sede.

Otto anni dopo, la sede centrale della Peroni si trasferì ufficialmente nella capitale italiana. Nei 70 anni successivi, l’azienda è diventata il più grande birrificio d’Italia e la famiglia Peroni ha trasmesso le proprie conoscenze e abilità di generazione in generazione.

Nel 1968 Peroni introdusse molte campagne pubblicitarie. Il tema era quello nautico, che rendeva omaggio al mondo della vela. Questa era una passione amata dalla famiglia Peroni.

Nel 1993, il lussuoso transatlantico italiano SS Rex vinse l’ambito Nastro Azzurro, un premio assegnato alla nave passeggeri che riesce ad attraversare l’Oceano Atlantico più velocemente. Subito dopo questo momento vittorioso, la SS Rex divenne un simbolo di orgoglio nazionale per l’Italia, ispirando il nome della Peroni Nastro Azzurro (una birra lager di stile europeo) 30 anni dopo. Proprio la vittoria del premio Nastro Azzurro si correla al noto nastro blu sulla bottiglia.

Nel 2005 Peroni è stata acquistata dalla South African Brewing Company e ha cambiato marchio, mantenendo però l’iconico nastro blu sulla bottiglia.

Oggi, Birra Peroni mantiene la sua miscela unica di ingredienti come l’orzo maltato e il mais italiano per garantire una birra frizzante con un delicato equilibrio di amarezza, agrumi e spezie.