Leonardo da Vinci, il Genio Universale

da | 23 Lug 2023 | Arte, Idee per Tesi di Laurea

Sono passati poco più di cinquecento anni dalla morte di Leonardo da Vinci e molto è stato scritto su di lui. Leonardo l’artista, lo scienziato, l’architetto, l’inventore, il cui genio è stato percepito come il fascino di un enigma insondabile.

L’Ultima Cena (1495-98) e la Gioconda (1503-19 circa) sono tra i dipinti più popolari e influenti del Rinascimento. I suoi taccuini palesano un chiaro spirito di indagine scientifica e un’inventiva meccanica che si ponevano secoli avanti rispetto al loro tempo.

La fama straordinaria goduta da Leonardo è rimasta intatta fino ad oggi e si basa in gran parte sul suo desiderio illimitato di conoscenza, che guidava tutto il suo pensiero e il suo agire. Artista per indole e per dotazione, considerava gli occhi la sua principale via di accesso alla conoscenza; per Leonardo la vista era il senso più alto dell’uomo, dal momento che solo essa riusciva a trasmettere i fatti dell’esperienza in modo immediato, corretto e preciso. Ogni fenomeno percepito diventava quindi oggetto di conoscenza e il saper vedere diventava il grande tema dei suoi studi.

PITTURA E DISEGNO

Due delle sue opere più importanti – la Battaglia di Anghiari e la Leda, nessuna delle quali è stata completata (a tal proposito, si legga il mio articolo in cui riporto uno studio dove si sostiene che Leonardo da Vinci è stato affetto da Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività – ADHD, proprio in ragione del fatto che non riusciva a portare a compimento molte delle sue opere) – sono sopravvissute solo in copie. Eppure, queste poche creazioni hanno sancito la fama unica di un uomo che Giorgio Vasari, nelle sue Vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti (1550, 2a ed., 1568), ha definito il fondatore dell’Alto Rinascimento.

Le molteplici testimonianze di Leonardo – che vanno da Vasari a Peter Paul Rubens, da Johann Wolfgang von Goethe a Eugène Delacroix – decantano soprattutto il dono espressivo dell’artista, la sua capacità di porsi ben oltre quella che è la tecnica e la narrazione, al fine di riuscire a trasmettere un senso di emozione sottostante.

Il talento dell’artista si era già mostrato nell’angelo che contribuì al Battesimo di Cristo del Verrocchio (1472-75 circa): Leonardo ha dotato l’angelo di un movimento naturale, lo ha presentato con un atteggiamento rilassato conferendogli uno sguardo enigmatico.

Nella Madonna Benois (1478-80) Leonardo riuscì a conferire un’atmosfera nuova, insolitamente affascinante ed espressiva, mostrando il bambino Gesù che si protende, in maniera dolce e tenera, verso il fiore che Maria teneva in mano.

Madonna Benois. Dipinto a olio su tavola trasportato su tela di Leonardo da Vinci, databile al 1478-1482 circa e conservato nel Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo.

Nel ritratto Ginevra de’ Benci (1474/78 circa), Leonardo inaugurò una nuova prospettiva della ritrattistica con la sua peculiare connessione di vicinanza e distanza e la sua brillante resa della luce e della trama.

Ginevra de’ Benci. Dipinto a tempera e olio su tavola di Leonardo da Vinci, databile al 1474 circa e conservato nella National Gallery of Art di Washington.

L’interazione tra tecnica sapiente e gesto emotivo – “moto fisico e spirituale”, secondo le parole di Leonardo – è anche la preoccupazione principale della sua prima grande creazione contenente molte figure, l’Adorazione dei Magi (1482 circa). Mai terminato, il dipinto offre comunque una ricca visione dei metodi sottili del maestro.

L’Adorazione dei Magi. Dipinto a olio su tavola e tempera grassa di Leonardo da Vinci, realizzato tra il 1481 e il 1482. È conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

La Vergine delle Rocce nella sua prima versione (1483-86) è l’opera che rivela la pittura leonardesca allo stato puro. Rappresenta la leggenda apocrifa dell’incontro nel deserto tra il giovane Giovanni Battista e Gesù di ritorno dall’Egitto. Il segreto dell’effetto del quadro risiede nell’utilizzo di tutti i mezzi a disposizione di Leonardo per enfatizzare la spettacolarità della scena: i toni morbidi del colore (attraverso lo sfumato), la penombra della grotta da cui emergono le figure inondate di luce, il loro atteggiamento tranquillo, il gesto significativo con cui l’angelo (l’unica figura rivolta verso lo spettatore) indica in Giovanni l’intercessore tra il Figlio di Dio e l’umanità: tutto questo si combina, in modo schematico e formale, per creare un’opera d’arte commovente e altamente espressiva.

La Vergine delle Rocce. La prima versione è un dipinto a olio su tavola trasportato su tela di Leonardo da Vinci, databile al 1483-1486 e conservato nel Musée du Louvre di Parigi, mentre la seconda versione è conservata alla National Gallery di Londra.

L’Ultima Cena di Leonardo (1495-98) è uno dei dipinti più famosi al mondo. Nella sua monumentale semplicità, la composizione della scena è magistrale; la potenza del suo effetto deriva dallo spiccato contrasto tra gli atteggiamenti dei 12 discepoli contrapposti a Cristo. Leonardo ha ritratto un momento di alta tensione quando, circondato dagli apostoli mentre condividono la Pasqua, Gesù dice: “Uno di voi mi tradirà”. Tutti gli Apostoli, in quanto esseri umani che non comprendono ciò che sta per accadere, sono agitati, mentre Cristo da solo, consapevole della sua missione divina, siede in solitudine, in una serenità trasfigurata. Solo un altro essere condivide la conoscenza segreta: Giuda, che è allo stesso tempo parte del movimento dei suoi compagni e da questo escluso. In questo isolamento diventa la seconda figura solitaria, quella colpevole, della compagnia.

Il Cenacolo, noto anche come l’Ultima Cena, è un affresco parietale ottenuto con una tecnica mista a secco su intonaco di Leonardo da Vinci, databile al 1494-1498 e realizzato su commissione di Ludovico il Moro nel refettorio del convento adiacente al santuario di Santa Maria delle Grazie a Milano.

La Gioconda ha stabilito lo standard per tutti i ritratti futuri. Il quadro presenta un ritratto a mezzo corpo del soggetto, con un paesaggio lontano visibile come sfondo. Pur utilizzando una formula apparentemente semplice per il ritratto, la sintesi espressiva raggiunta da Leonardo tra il soggetto e il paesaggio ha fatto entrare quest’opera nel canone dei dipinti più popolari e più analizzati di tutti i tempi.

La Gioconda, nota anche come Monna Lisa, è un dipinto a olio su tavola di pioppo realizzato da Leonardo da Vinci, databile al 1503-1506 circa e conservato nel Museo del Louvre di Parigi col numero 779 di catalogo. 

ARTE E SCIENZA

Negli anni tra il 1490 e il 1495 inizia il programma di Leonardo scrittore (autore di trattati). In questo periodo si sviluppa il suo interesse per due campi, quello artistico e quello scientifico, che darà forma alla sua opera futura, costruendo una sorta di dualismo creativo che darà vita alla sua inventiva in entrambi i campi.

Diede gradualmente forma a quattro temi principali che lo avrebbero occupato per il resto della sua vita: 1. un trattato di pittura, 2. un trattato di architettura, 3. un libro sugli elementi di meccanica e 4. un’opera a grandi linee sull’anatomia umana. In questo periodo iniziarono anche le sue ricerche geofisiche, botaniche, idrologiche e aerologiche, che costituiscono parte della “cosmologia visibile” che si profilava come un obiettivo lontano.

Una particolarità che rende insoliti gli appunti e gli schizzi di Leonardo è l’uso della scrittura a specchio. Leonardo era mancino, quindi la scrittura a specchio gli veniva facile e naturale. Per quanto insolita, la sua scrittura può essere letta chiaramente e senza difficoltà con l’aiuto di uno specchio – come testimoniano i suoi contemporanei – e non deve essere considerata una scrittura segreta.

Un’altra caratteristica insolita degli scritti di Leonardo è il rapporto tra parola e immagine nei quaderni. Leonardo si impegnò con passione per ottenere un linguaggio chiaro e allo stesso tempo espressivo. La vivacità e la ricchezza del suo vocabolario sono il risultato di un intenso studio individuale e rappresentano un contributo significativo all’evoluzione della prosa scientifica in volgare italiano. Nonostante la sua articolazione, nel suo metodo di insegnamento Leonardo dava assoluta precedenza all’illustrazione rispetto alla parola scritta. Per questo, nei suoi quaderni, il disegno non illustra il testo, ma è il testo che serve a spiegare l’immagine. Nel formulare il proprio principio di rappresentazione grafica – che egli chiamava dimostrazione – l’opera di Leonardo fu un precursore della moderna illustrazione scientifica.

SCULTURA

I due grandi progetti scultorei a cui Leonardo si dedicò con passione e dedizione non furono realizzati: né l’enorme statua equestre in bronzo per Francesco Sforza, a cui lavorò dal 1489 al 1494 circa, né il monumento per il maresciallo Trivulzio, a cui fu impegnato negli anni 1506-11, furono portati a termine. Dell’opera esistono molti schizzi, ma i più suggestivi sono stati ritrovati nel 1965, quando nella Biblioteca Nazionale di Madrid sono stati scoperti due taccuini di Leonardo, i cosiddetti Codici di Madrid. Questi quaderni rivelano la sublimità ma anche l’audacia quasi irreale della sua concezione.

Monumento equestre a Francesco Sforza. Progetto di leonardo

Sia il testo che i disegni mostrano l’ampia esperienza di Leonardo nella tecnica della fusione del bronzo, ma allo stesso tempo rivelano la natura quasi utopica del progetto. Leonardo voleva fondere il cavallo in un unico pezzo, ma le dimensioni gigantesche del destriero presentavano problemi tecnici insormontabili.

STUDI ANATOMICI E DISEGNI

Il fascino di Leonardo per gli studi anatomici rivela un interesse artistico prevalente all’epoca. Nel suo trattato Della pittura (1435), il teorico Leon Battista Alberti esortava i pittori a costruire la figura umana così come esiste in natura, sostenuta dallo scheletro e dalla muscolatura, e solo successivamente rivestita di pelle.

Mentre il suo occhio acuto scopre la struttura del corpo umano, Leonardo rimane affascinato dalla figura “istrumentale dell’omo” e cerca di comprenderne il funzionamento fisico in quanto creazione della natura. Nei due decenni successivi si dedicò al lavoro pratico di anatomia sul tavolo di dissezione a Milano, poi negli ospedali di Firenze e Roma e a Pavia, dove collaborò con il medico-anatomista Marcantonio della Torre. Secondo i suoi stessi calcoli, Leonardo dissezionò 30 cadaveri durante la sua vita.

In collaborazione con il matematico Luca Pacioli, Leonardo prese in considerazione le teorie proporzionali di Vitruvio, architetto romano del I secolo a.C., presentate nel suo trattato De architectura (“Sull’architettura”). Leonardo – imponendo i principi della geometria alla configurazione del corpo umano – dimostrò che la proporzione ideale della figura umana corrispondeva alle forme del cerchio e del quadrato. Nella sua illustrazione di questa teoria, il c.d. Uomo Vitruviano, Leonardo dimostrò che, quando un uomo poggia i piedi a terra e distende le braccia può essere contenuto nelle quattro linee di un quadrato, mentre quando è in posizione di aquila aperta può essere inscritto in un cerchio.

L’Uomo vitruviano è un disegno a penna e inchiostro su carta di Leonardo da Vinci, conservato, ma non esposto, nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie dell’Accademia di Venezia.

MECCANICA E COSMOLOGIA

Per tutta la vita Leonardo fu un costruttore inventivo; comprese a fondo i principi della meccanica del suo tempo e contribuì in molti modi a farli progredire.

I taccuini di Madrid rivelano che nel 1504, probabilmente inviato dal consiglio direttivo fiorentino, fu al fianco del Signore di Piombino durante la riparazione del sistema di fortificazioni della città e suggerì un piano dettagliato per la sua revisione. I suoi studi per progetti di grandi canali in Arno e in Lombardia dimostrano che era anche un esperto di ingegneria idraulica.

Nel corso della sua carriera fu anche incuriosito dal potenziale meccanico del movimento. Questo lo portò a progettare una macchina con trasmissione differenziale, una roccaforte mobile che assomiglia a un moderno carro armato e una macchina volante. La sua “vite aerea elicoidale” (1487 circa) sembra quasi un prototipo del moderno elicottero, ma, come gli altri veicoli progettati da Leonardo, presentava un problema singolare: mancava una fonte di energia adeguata a fornire propulsione e portanza.