Maria Montessori e la Mente Assorbente

da | 7 Lug 2023 | Idee per Tesi di Laurea, Pedagogia

La mente assorbente descrive la capacità del bambino di recepire le informazioni attraverso l’ambiente e le esperienze vissute, utilizzando i propri “muscoli mentali”. È proprio così che possono spiegarsi le prime acquisizioni dei bambini, cominciando da zero. Tutto ciò che il bambino impara lo acquisisce inconsciamente attraverso tale mente assorbente: infatti – come spiega la nota Pedagogista Maria Montessori nel suo libro La mente assorbente – «solo con l’osservare e assorbire l’ambiente è possibile l’adattamento», e non si tratta di un adattamento passivo bensì attivo, per mezzo di interazioni costruttive e attraverso un gran numero di operazioni.

La Montessori ha elaborato quattro piani di sviluppo (infanzia 0-6, fanciullezza 6-12, adolescenza 12-18, età adulta 18-24) i quali si contrassegnano per la presenza di precise competenze, esigenze e spunti da offrire al fine di ‘far fruttare’ un cervello che sta crescendo.

  • Primo piano: creazione individuale della persona
  • Secondo piano: costruzione dell’intelligenza
  • Terzo piano: costruzione del sé sociale
  • Quarto piano: costruzione del sé consapevole

Nel caso della mente assorbente, ci si trova dinanzi al primo piano di sviluppo, suddiviso in due sottocategorie: da 0 a 3 anni, il bambino è considerato un soggetto che assorbe inconsapevolmente; da 3 a 6 anni, il bambino assorbe le informazioni in modo consapevole.

I genitori spesso interpretano questa espressione nel senso che devono approfittare di questo periodo di rapido sviluppo cerebrale e insegnare al bambino tutto ciò di cui sono a conoscenza.

La Montessori ha scritto che un neonato passa dalla capacità di non fare altro che agitare gli arti, al gattonare, al camminare e al parlare. Non c’è bisogno di insegnare nulla di tutto questo a un bambino; quest’ultimo, infatti, raggiunge questi traguardi semplicemente con il passare del tempo e recependo ciò che sente.

Secondo la Montessori lo sviluppo è una «successione di nascite», ogni età porta con sé una serie di esigenze specifiche e modi di agire differenti da parte dei bambini.

Sono palesi le differenze che esistono tra un bambino di un anno che ancora non è in grado di camminare, parlare e che, nel momento in cui riceve un dono, si intrattiene più con la carta che con il contenuto, e uno di quattro anni, oramai pienamente in grado di vestirsi da solo, salire le scale, mangiare, e che, davanti a un gioco non si ferma alla carta da scartare bensì cerca di capire come funziona.

Dunque, la Montessori parla di periodi sensitivi, ossia sensibilità speciali che hanno i bambini e che danno loro la possibilità di acquisire una competenza. Una volta sviluppato tale carattere, la sensibilità finisce. Questa predisposizione trova attualmente conferma anche dalle ricerche neuroscientifiche. Se il bambino non segue il suo periodo sensitivo, non ha l’opportunità di una conquista naturale. Infatti, sono le sensibilità interiori a indirizzare il bambino a scegliere le situazioni favorevoli al suo sviluppo: è per tale ragione, infatti, che è recettivo verso alcune cose e indifferente nei riguardi di altre.

L’ambiente in cui si trova deve perciò corrispondere alle sue esigenze interiori, sia al fine di potenziare le potenzialità dei periodi sensitivi, sia perché la mente del bambino si forma grazie alle esperienze dirette e alle impressioni che ne scaturiscono.

Secondo l’osservazione della Montessori (1999) si tratta, per l’appunto, di una mente «assorbente»: «Le impressioni non solo penetrano nella mente del bambino, ma la formano».

Durante il suo lavoro nella Casa dei Bambini, si rende conto che sono queste esperienze iniziali a dar vita ai primi apprendimenti che poi si cristallizzano, divenendo la base per quelli successivi. Sono come le fondamenta di una casa, tutto si posa sopra queste. Se si vuole rendere più agevole tale processi di apprendimento occorre pianificare l’ambiente giusto. La Montessori, infatti, sostiene che il bambino deve trovarsi in un ambiente che lo accolga e lo incoraggi a diventare sé stesso, consentendogli di svilupparsi e di rispondere alla sua curiosità.