Mobbing lavorativo (alcune recenti sentenze)

da | 2 Lug 2023 | Giurisprudenza, Idee per Tesi di Laurea

I termini Bullying/Harassment at work o Mobbing indicano una forma di violenza psicologica attuata nei riguardi di uno o più lavoratori da parte dei colleghi o dei superiori.

Tra le azioni mobbizzanti vengono fatte rientrare: la calunnia sistematica ai danni della vittima, la reiterata aggressione verbale, il costante e immotivato cambiamento di mansione, l’assegnazione di compiti umilianti o un carico lavorativo eccessivo e estremamente stressante.

Aspetti peculiari del mobbing sono l’intenzionalità dell’azione da parte dell’aggressore, il dislivello che caratterizza la relazione fra aggressore e vittima, la persistenza nel tempo, l’elevata frequenza dell’atteggiamento mobbizzante. Tali condotte hanno quale precipuo fine quello di colpire la vittima a livello psicologico, spingendo il soggetto mobbizzato a lasciare il posto di lavoro.

Esistono diverse tipologie di mobbing:

  1. Mobbing verticale: la violenza psicologica viene posta in essere da un superiore nei riguardi di un proprio dipendente e può concretizzarsi anche con il supporto dei colleghi della vittima che espletano, con cognizione o meno, un’azione che va a interferire negativamente con la presenza del mobbizzato nel luogo di lavoro;
  2. Mobbing orizzontale: tale tipologia di mobbing si materializza nel momento in cui l’azione discriminatoria viene posta in essere dai colleghi nei confronti del soggetto colpito (il c.d. “mobbing tra pari”);
  3. Mobbing leggero e mobbing pesante: il primo consiste in violenze psicologiche assai sottili e che difficilmente appaiono, così come sono, all’esterno; il secondo, all’opposto, consiste in una violenza psicologica palese e, pertanto, risulta inevitabilmente più visibile e più facilmente contrastabile rispetto all’altro tipo;
  4. Mobbing diretto e indiretto: nel primo caso, se le azioni mobbizzanti sono indirizzate direttamente sulla vittima; nel secondo caso, invece, se le azioni discriminatorie vengono poste in essere sia intervenendo sul luogo di lavoro, sia coinvolgendo la sua cerchia familiare o amicale.
  5. Doppio mobbing: si ha quando una persona mobbizzata, a causa dello stress patito a lavoro, finisce col perdere anche il supporto della famiglia, la quale subisce lo stress del soggetto mobbizzato.
  6. Mobbing di genere: è questo il caso delle donne che, talvolta, sono i soggetti più a rischio di mobbing e/o di marginalizzazione, soprattutto al rientro dalla maternità o a seguito di matrimonio o anche a seguito del rifiuto di avances (a tal proposito. molestie sessuali e stalking occupazionale).

ALCUNE RECENTI SENTENZE

La Corte di cassazione, con la sentenza del 5 aprile 2022, n. 12827, ha condannato il presidente di una s.r.l. per il delitto di atti persecutori, in quanto, a causa di costanti minacce, ha prodotto nei dipendenti un prolungato stato di ansia e di paura, tanto da spingerle a modificare le loro abitudini di vita. altresì, la Cassazione ha anche disposto che “anche nel caso di stalking occupazionale è sufficiente il dolo generico”. Dunque, il mobbing assume rilievo penale indipendentemente dalla parafamiliarità.

Con l’ordinanza del 30 novembre 2022, n. 35235 la Cassazione ha sostenuto che l’elemento che qualifica il mobbing deve individuarsi nell’intento persecutorio, il quale deve essere dimostrato dal soggetto che sostiene di essere stato vessato. Tale intento persecutorio deve essere oggetto di accertamento da parte del giudice del merito, il quale dovrà tener conto di tutte le circostanze che contrassegnano il caso concreto.

La Corte di Cassazione, con la sentenza del 29 dicembre 2022, n. 49464, ha confermato il mobbing e la violenza sessuale per un titolare di un bar che faceva battute a sfondo sessuale e apprezzamenti fisici nei riguardi del suo personale femminile. “I toccamenti nei confronti di una delle ragazze, i baci sul collo e gli abbracci repentini non lasciano spazio ad interpretazioni diverse dalla natura sessuale degli atti”.

La Suprema Corte di Cassazione, con l’ordinanza del 7 febbraio 2023, n. 3692, ha statuito che anche nel caso in cui non sia configurabile il “mobbing” per l’inesistenza di un intento persecutorio atto ad unificare la molteplicità ininterrotta di condotte pregiudizievoli, è individuabile comunque la violazione dell’art. 2087 c.c. nel caso in cui il datore di lavoro permetta, anche con colpa, il protrarsi di un ambiente caratterizzato da elevato stress come fonte di danno alla salute dei lavoratori ovvero attui condotte, anche in sé non illegittime, ma tali da poter indurre disagi o stress.