Nozione Giuridica di Ambiente: Cenni Introduttivi

da | 27 Lug 2023 | Giurisprudenza, Idee per Tesi di Laurea

La nozione di «ambiente» è desumibile dall’interpretazione fornita dall’orientamento giurisprudenziale, da una parte, e dalla dottrina, dall’altra, che nel corso degli anni hanno elaborato dei concetti utili per completare il quadro.

Etimologicamente, il termine «ambiente» (dal latino «ambiens», «entis» ambire) significa «andare incontro, circondare», facendo riferimento ai processi dinamici esistenti fra più elementi, che si influenzavano reciprocamente.

Sulla base di questi rilievi, quindi, può dirsi che l’ambiente ricomprende «ciò che circonda una persona o una cosa», includendo lo spazio in cui questa si muove, è «l’insieme delle condizioni fisico-chimiche e biologiche che permette e favorisce la vita degli esseri umani» (Voce, Ambiente, Enciclopedia europea).

Tuttavia, non è una definizione con carattere assoluto, poiché non prende in considerazione tutte le sfaccettature di un concetto eterogeneo e complesso (Caravita, 1989).

Per contro, neanche il legislatore nazionale ha fornito una definizione precisa del concetto in oggetto, neanche a seguito della riforma costituzionale del Titolo V della Costituzione (l. cost. n. 3/2001), con cui è stata affidata allo Stato la competenza esclusiva in materia di «tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali».

In aggiunta alla mancanza di definizione da parte del legislatore nazionale, neanche il legislatore europeo ha colmato questa lacuna, concentrandosi piuttosto nell’indicazione dei principi utili per la tutela dell’ambiente, sia da un punto di vista preventivo che di riparazione del danno ambientale.

Secondo un orientamento dottrinale (Giannini, 1973) «in realtà nel linguaggio normativo l’ambiente, per quanto di continuo evocato, non è definito né definibile, non ne sono precisate le condizioni d’uso, né è riducibile in enunciati prescrittivi».

Il fatto che si tratta di un concetto complesso è desumibile dal ricorso della dottrina a dei sinonimi, quali paesaggio, inquinamento, urbanistica, non potendo rendere giuridicamente significativo un concetto «il cui contenuto è più facile da intuire che definire, data la sua ricchezza di significati» (Albamonte, 1989).

Proprio la mancanza di uniformità nella definizione ha determinato la formulazione di numerose e spesso inconciliabili descrizioni di ambiente, visto anche come problematica da approfondire dal punto di vista del diritto (Scoca, 1989).

Facendo riferimento a quanto affermato da una parte della dottrina (Giannini, 1973), si deve prendere in considerazione la teoria tripartita. Si parla di dimensione «naturalistica», che richiama i principi di cui all’art. 9 Cost.; di dimensione «spaziale», che è fondata sulla necessità di proteggere le risorse ambientali rispetto alla predisposizione di azioni inquinanti; di dimensione «urbanistica», che si occupa di evidenziare l’assetto e la gestione del territorio.

Fra queste, soprattutto negli ultimi decenni, ha avuto una maggiore eco, la teoria che concepisce l’ambiente nella sua dimensione «spaziale». La tutela dell’ambiente può essere pensata ponendo al centro o l’uomo o l’ambiente.

In questa ottica, il bene giuridico ambiente deve essere valutato tenendo conto di due differenti concezioni, quella antropocentrica e quella ecocentrica (Luther, 1989). Il punto di incontro tra questi due concetti è la definizione di ambiente fornita dall’ecologia, ovvero come ecosistema.

Secondo la concezione antropocentrica, l’uomo è un «prius» rispetto alla natura, come essere superiore dotato di ragione chiamato a dominare e appropriarsi della natura che deve servire come mezzo per il soddisfacimento dei suoi bisogni, come “risorsa” di produzione, di consumo e di riproduzione della specie umana» (Luther, 1989). L’ambiente viene definito come un insieme di condizioni naturali con la funzione di agevolare la sopravvivenza del genere umano, condizioni che possono essere modificate dall’uomo per avere dei vantaggi, con il limite del rispetto della conservazione (Siracusa, 2007).

Per contro, la concezione ecocentrica non si limita a considerare l’ambiente come una semplice risorsa dell’uomo, in quanto viene proposta «una nuova visione dell’ambiente come valore autonomo della “natura” stessa. Il rapporto tra uomo e natura viene considerato come un sistema o una dialettica naturale (…) l’uomo non deve appropriarsi della natura come mero oggetto, ma deve ritrovare un suo posto organico in una comunità pacifica con la natura» (Luther, 1989).

Proprio la mancanza di una definizione oggettiva ha pregiudicato la possibilità di poter predisporre una disciplina forte e appropriata in materia di tutela ambientale, determinando la frammentazione dell’intervento legislativo.

In aggiunta a questo, il significativo progresso che ha caratterizzato gli ultimi decenni, ha posto la questione ambientale tra le principali problematiche da affrontare sotto due profili, quello istituzionale e quello della suddivisione delle competenze, sia a livello statale che regionale.

Tali problematiche evidenziate sul piano concettuale erano presenti anche nella concreta attuazione della politica ambientale, che ha visto l’istituzione del Ministero dell’Ambiente solo nel 1986, attraverso la previsione contenuta nella legge 8 luglio 1986, n. 349, che sostituiva i precedenti Enti che si dovevano occupare di normare le singole competenze in materia di lavori pubblici, agricoltura e foreste, marina mercantile, trasporti, industria, sanità, beni culturali e interni. Attualmente, la tutela ambientale è stata inserita all’interno delle competenze statali, sebbene non sia stato risolto il problema della mancata di una definizione precisa della locuzione «ambiente».