Il Reato di Inquinamento Ambientale

da | 18 Lug 2023 | Giurisprudenza, Idee per Tesi di Laurea

Il reato di inquinamento ambientale è stato introdotto con l’art. 1 della Legge n. 68 del 22 maggio 2015.

Tale reato è punito e previsto all’art. 452 bis del Codice penale: la norma, al co. 1, punisce «con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 100.000 chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili:

1) delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo;

2) di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna».

Il concetto di compromissione o deterioramento “significativi e misurabili” si rifà alla definizione che l’art. 300 del Codice dell’Ambiente fornisce di danno ambientale.

Il co. 2 dell’art. 452 bis prevede un’ipotesi aggravata: infatti, la pena è aumentata quando «l’inquinamento è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette».

Si tratta di un reato a forma libera, nel senso che si configura sia in caso di condotta attiva (consistente nel compimento di una azione) che omissiva.

COMPROMETTERE l’ambiente vuol dire peggiorarlo in maniera irreversibile: a tal proposito deve rammentarsi la sentenza della Corte di Cassazione del 30 marzo 2017, n. 15865 dove dispone che la compromissione è “uno squilibrio funzionale che attiene alla relazione del bene aggredito con l’uomo e ai bisogni o interessi che il bene medesimo deve soddisfare”.

DETERIORARE, invece – sempre secondo la sentenza del 2017 poc’anzi menzionata – vuol dire causare un danno più lieve, in quanto reversibile: si tratta, infatti, di “una riduzione della cosa che ne costituisce oggetto in uno stato tale da diminuirne in modo apprezzabile, il valore o da impedirne anche parzialmente l’uso, ovvero da rendere necessaria, per il ripristino, un’attività non agevole”.

Affinché possa dirsi configurato il reato de quo occorre il dolo generico, nel senso che deve sussistere l’intento di porre in essere un abuso con la cognizione piena che tale condotta abusiva potrà determinare un inquinamento ambientale.

Viene fatta risalire al 2016 la prima sentenza sul reato di inquinamento ambientale: si tratta della Sentenza della Corte di Cassazione del 21 settembre 2016, n. 46170, la cui massima stabilisce che: “La condotta “abusiva” di inquinamento ambientale, idonea ad integrare il delitto di cui all’art. 452-bis cod. pen., comprende non soltanto quella svolta in assenza delle prescritte autorizzazioni o sulla base di autorizzazioni scadute o palesemente illegittime o comunque non commisurate alla tipologia di attività richiesta, ma anche quella posta in essere in violazione di leggi statali o regionali – ancorché non strettamente pertinenti al settore ambientale – ovvero di prescrizioni amministrative”.

Recentemente, con la sentenza del 5 settembre 2022, n. 32498 la Suprema Corte si è nuovamente pronunciata sul delitto di cui si discorre, confermando ancora una volta i principi già accettati nella giurisprudenza di legittimità. Con tale sentenza è stato ribadito come il delitto qui argomentato sia un reato di danno che non tutela la salute pubblica bensì “l’ambiente in quanto tale e presuppone l’accertamento di un concreto pregiudizio a questo arrecato, secondo i limiti di rilevanza determinati dalla fattispecie incriminatrice, che non richiedono la prova della contaminazione del sito nel senso indicato dagli artt. 240 e ss. d.lgs. 152/06”.

Altresì, la Corte ha ricordato come “ai fini dell’integrazione del reato di inquinamento ambientale di cui all’art. 452 bis c.p., le condotte di «deterioramento» o «compromissione» del bene” consistano “in un’alterazione, significativa e misurabile, della originaria consistenza della matrice ambientale o dell’ecosistema, caratterizzata, nel caso della «compromissione», da una condizione di squilibrio funzionale, incidente sui processi naturali correlati alla specificità della matrice o dell’ecosistema medesimi e, nel caso del «deterioramento», da una condizione di squilibrio strutturale, connesso al decadimento dello stato o della qualità degli stessi”.